A+ A A-

[r] Come tu mi vuoi di Luigi Pirandello al Teatro Dante di Campi Bisenzio

  • Scritto da Enrico Zoi

Lucrezia Lante Della Rovere è l'Ignota di Luigi Pirandello, personaggio a cui lo scrittore siciliano dedica il ricchissimo e raffinato testo di Come tu mi vuoi, che al Teatro Dante di Campi Bisenzio abbiamo visto in un libero adattamento di Masolino D'Amico, diretto da Francesco Zecca, ma che al cinema ha avuto il volto di Greta Garbo, attrice ambigua per eccellenza, nell'omonimo lungometraggio del 1932 di George Fitzmaurice, in cui la Divina è affiancata da big dell'epoca, quali, fra gli altri, Melvyn Douglas ed Eric Von Stroheim.

Teniamo per ora nel cassetto il riferimento filmico, chissà che non torni buono più avanti.
Come tu mi vuoi è l'unica commedia di Pirandello ambientata almeno in parte fuori dai confini nazionali: il primo atto si svolge infatti nella Berlino degli ultimi anni Venti del '900, ed ha i suoni, i fumi e i colori dei cabaret di George Grosz e di Kurt Weill. La protagonista è una donna che l'autore significativamente battezza come l'Ignota: il suo compito è ballare e fare compagnia ai clienti in un locale piuttosto equivoco. In realtà, ella è mantenuta da uno scrittore ricco, vizioso, soffocante ed ossessivo. L'opportunità per liberarsi dell'uomo e della corte serrata della di lui figlia, pure innamorata di lei, l'Ignota ce l'ha allorché un misterioso italiano piomba nel suo camerino dopo uno serata e riconosce (o pensa di farlo) nell'Ignota la moglie di un suo amico, scomparsa già da dieci anni nel corso della prima guerra mondiale, al passaggio (con saccheggio dell'abitazione) dell'esercito austrogermanico dal paesino friulano dove la coppia viveva.
L'opera di Pirandello, che debuttò a Milano il 18 febbraio del 1930, era ispirata dal caso dello Smemorato di Collegno, che appassionò l'Italia tra la seconda metà degli anni Venti e l'inizio dei Trenta. La struttura compatta, arieggiata dal consueto lessico ricco di contenuti e pieghe semantiche dello scrittore siciliano, si basa su un antefatto torbido e misterioso per trasferirsi, in un secondo e terzo atto che la versione di D'Amico salta e condensa con il primo, all'interno di una villa friulana. È lì che si cerca di stabilire l'identità dell'Ignota attraverso un drammatico processo in famiglia, che sposta tensioni e verità da un personaggio all'altro, da un luogo all'altro (mediante la scenografia delle due cornici di legno e di lampadine, che fa oscillare l'azione ora in una vecchia foto ora nello specchio di un camerino) e da un sentimento all'altro, come se questa umanità, tutta l'umanità altro non fosse che una pirotecnia di elastici tirati che mai si spezzano.
Siamo nel pieno del filosofico divertimento di Pirandello, una partita con l'animo umano per lui e per noi abituale, dove niente è consuetudine e dove ogni parola è, paradossalmente, ambigua verità. Perché, sembra concludere lo scrittore siciliano, non c'è una verità che vada bene per tutti.
A questo punto: ricordiamoci di Greta Garbo, attrice dalla bellezza androgina e dalla natura bisessuale, all'epoca solo morbosamente intuita, ma comunque presente a tutti e del suo film girato 'a caldo' rispetto al debutto del dramma (tutto si gioca fra 1930 e 1932); aggiungiamo che Pirandello scrisse Come tu mi vuoi per Marta Abba, attrice milanese classe 1900, che, come in linea con l'Ignota, nel 1938 si eclissò quasi del tutto dal mondo dello spettacolo, emigrando sulla via di un matrimonio americano; e prendiamo nota del già ricordato felice gioco scenografico della doppia cornice, quadro e camerino (peraltro l'idea a nostro avviso migliore di questa riduzione degli anni Duemila). Tirate le somme e shakerati un po' gli ingredienti, sarà mica che l'autore stesse pensando al mestiere dell'attore che, più di altri soggetti umani, è uno, nessuno e centomila?
In questa sagra della cosciente ambiguità e del relativismo esistenziale trionfante, in cui Pirandello si muove da incomparabile maestro, tutto sommato ben assecondato da D'Amico e Zecca, Lucrezia Lante Della Rovere appare in smagliante forma fisica, ma, pur nell'indubbia bravura tecnica, meno convincente nel dare vigore e credibilità all'impatto emotivo con il quale la protagonista dovrebbe consegnare la sua Ignota allo spettatore rendendo giustizia, oltre che alla tempesta di sentimenti della vicenda, ad un testo che, quale che sia il suo interprete, resta per fortuna sempre sublime.

15 e 16 marzo 2013, ore 21
Teatro Dante
CAMPI BISENZIO (FI) 

Come tu mi vuoi di Luigi Pirandello
Libero adattamento di Masolino D' Amico
Con Lucrezia Lante Della Rovere.
Scene Francesco Ghisu. Regia Francesco Zecca.

>Le prossime date.

@il_trillo

per scrivere a iltrillo.eu invia una mail a info@iltrillo.eu o contattaci sui nostri profili "Twitter""Facebook".