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Luca Elmi, lanciatissimo con il film Roman Citizen, presto su Youtube con una canzone sulla... prostata!

  • Scritto da Enrico Zoi
Luca ElmiLuca Elmi, attore e regista per teatro e grande schermo, milanese, cinefilo competente ed appassionato, potrebbe diventare anche un autore di serie televisive al di là dell'Atlantico, in quell'America da sempre mito di quanti amano l'arte di raccontare storie per immagini. È il momento infatti del suo Roman Citizen, che ha recentemente vinto il premio come miglior film al Videofestival Imperia e sarà in concorso dal 3 al 9 giugno allo Hoboken International Film festival, nello stato di New York.
Come nasce e come arrivi a questo Roman Citizen che vive di ottima vita propria, ma sembra anche il pilot di una serie tv?
Dopo Non farai del male, il mio film che mi ha dato più successo ed è andato in America, a un festival conobbi due produttori del Kentucky, i quali mi invitarono a realizzare lì la mia opera successiva. Ingredienti della proposta: risparmio e più mezzi a disposizione. Così accettai. Roman Citizen è stato girato a Louisville, con un aiuto enorme da parte della Polizia e del Comune, strade bloccate per me, comparse gratis: sembrava che ci fosse Federico Fellini! Un po' ha contribuito pure il cambio del dollaro, all'epoca assai favorevole. Insomma, realizzai questo corto che avevo pensato di 30 minuti, invece alla fine ne durava 40. Però mi era venuto bene! Una volta pronto, iniziai a mandarlo in giro nei festival, finché a Milano non incontrai il produttore brianzolo Leonardo Recalcati, la cui Recalcati Multimedia in questi mesi sta distribuendo il documentario Lina Wertmüller – Dietro gli occhiali bianchi. Recalcati mi convinse a trasformare il corto in un film di 53 minuti, con un tema che poteva essere proseguito in una serie tv di 8-10 puntate: io ho già scritto un arco di quello che potrebbe succedere e un'idea di casting. Vediamo

Cosa pensi del boom delle serie tv e come ti ci senti dentro?
Io sono cinematograficamente filoamericano, ma i film made in Usa negli ultimi tempi sono tutti supereroi digitali, effetti speciali, guerre stellari e simili. Le serie tv statunitensi invece sono incredibili, mi 'acchiappano' molto, hanno un respiro più ampio. E poi è anche una legge del mercato: al cinema il grosso del pubblico è formato da ragazzini, gli ultratrentenni e oltre, con centinaia di canali tv a disposizione, preferiscono starsene a casa e magari vedere una storia con meno palazzi che crollano e meno mostri, ma più esseri umani. E guarda che io amo la fantascienza, però c'è un limite. Le serie sono opere lunghe, come un film che dura 10 ore, storie orizzontali: se hai materiale da raccontare, sono una tentazione forte. Poi se il mio Roman Citizen diventasse un lungometraggio, sarei comunque contento: il cinema è il cinema, il modo più bello di stare al chiuso in tre ore è narrare una bella storia che finisce prima che tu esca dalla sala.

Tu sei un autore italiano che ha girato in Italia e in America: quali sono le differenze e quali le analogie?
Le differenze nei mezzi dipendono – ahimé - dal denaro: io, come dicevo, sono stato aiutato dal cambio e dalle istituzioni. L'analogia è che, girando, tutti facciamo comunque un viaggio, in America come in Italia, un percorso verso un traguardo al quale giungi mediante il racconto di una storia, un intrattenimento nobile. La differenza è che gli americani, in quanto americani, di un prodotto artigianale come il film hanno fatto un'industria. Qualsiasi inquadratura è studiata e realizzata perché vada al massimo e non vi siano sprechi: è tutto perfetto e organizzatissimo in maniera straordinaria. Non senti una voce, solo walkie talkie. Noi siamo più poveri, dialettali e... umani: si gira un film, non stiamo sperimentando una terapia per una malattia incurabile! In Italia c'è una sorta di distacco che fa sì che ci sappiamo prendere in giro. Marcello Mastroianni diceva che chi fa cinema è pagato per giocare. Gli americani sono più seri: con loro ti diverti meno, ma forse fai più arte.

Progetti e sogni nel cassetto?
Il sogno è un bel film: ho due o tre sceneggiature e chissà, magari, un giorno girerò un giallone alla Dario Argento anni '70. Un altro progetto è Hyena, realizzato quando dovevo portare Roman Citizen da 40 a 53 minuti: mettere su un set per soli 13 minuti era un peccato. Per questo, con gli stessi attori e la stessa troupe, girai un corto di 18 minuti, Hyena, un film di recitazione, un incontro fra una madre e un condannato a morte che sta andando verso la sua pena, il quale ha abusato e ucciso il figlio di lei. Un drammone simile al teatro: d'altronde io vengo da lì. Adesso lo stiamo completando e poi spero che lo prendano in concorso a Venezia. Infine... mi sto divertendo come una scimmia. Per farmi un po' di pubblicità mi hanno chiesto di realizzare una cosa per Youtube. Da sempre volevo girare un film musicale, così ho scritto una canzone, io le parole e il compositore dei miei film Marcello De Toffoli la musica. Ne stiamo realizzando un videoclip in stile hollywoodiano per un brano di 5 minuti, coreografato da Gillian Bruce, con 20 ballerini straordinari (mentre io ballo come un sacco di patate!), impiegando le stesse camere Alexa della Arri usate in The Revenant con Leonardo Di Caprio. Presto lo gireremo all'Arco della Pace di Milano e poi lo metteremo su Youtube perché diventi virale. L'argomento della canzone e del videoclip? La prostata!!!

@il_trillo

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