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Maurizio Molinari: la Jihad attacca l'Occidente per mostrarsi potente con i musulmani

  • Scritto da Elena Meynet
Maurizio MolinariMusulmani contro europei? O piuttosto musulmani contro musulmani?
Maurizio Molinari, neo direttore de La Stampa assieme a Massimo Russo (Wired), ragiona sui recenti episodi di terrorismo in Europa alla luce della sua esperienza come corrispondente da New York, Bruxelles e Gerusalemme. Il suo ragionamento è dispiegato in "Jihad. Guerra all'Occidente", il saggio pubblicato nel 2015 in cui confluiscono le tensioni dei tempi del terrorismo che dai territori arabi si sta spostando verso Occidente.
Maurizio Molinari, cosa sta succedendo? 
Stanno scomparendo gli stati: non esistono più Iraq, Siria, Yemen, Libia, quattro stati su ventidue della Lega Araba, spariti a causa di una implosione di governi, parlamenti ed eserciti. I leader di questi paesi, come l'Arabia Saudita, sono terrorizzati che la frammentazione arrivi anche da loro. Questi disequilibri portano alle rivolte interne, al terrorismo jihadista, perché quando finisce il nazionalismo islamico, che è comunque di importazione occidentale, come punto di unione rimane la religione. Rimangono i costumi preislamici delle tribù, che per controllare i pozzi d'acqua devono terrorizzare, non eliminare, gli altri per allontanarli e avere non solo i pozzi ma anche gli animali e le donne. Chi si mostra più forte e sanguinario, ha la meglio. 

Come va letta la posizione dell'America di Obama?
Io credo che ci sia stata una sottovalutazione del problema da parte di tutti. In Iraq la democrazia ha portato alla nuova lotta fra sciiti e sunniti. Sbagliò Bush ad andare con l'esercito, sbagliò Obama a ritirarsi, perché è proprio in quei territori che è nato Isis. Ora la novità è che gli sciiti hanno le armi nucleari. Il vero motivo per cui Isis è più forte di quanto pensiamo è che molti ceti di sunniti si sentono difesi da Isis contro la minoranza sciita che ora è al potere, perché nel deserto vale più la percezione del potere che non il potere stesso. Questo meccanismo delle conseguenze non volute c'è perché chi prende le decisioni non ha ancora la percezione della velocità con cui cambia la storia. Dobbiamo dedicare più tempo e più studio al mondo islamico.

Perché attaccano noi europei?
Gli jihadisti vogliono dimostrare il proprio potere attaccando chi domina, cioè l' Occidente, per dimostrare nel loro mondo che sono destinati a dominare. Questo è un altro metodo che deriva dalle antiche tribù del deserto.

Ci vogliono distruggere?
Nel documento "Musulmani in Europa" di Isis è scritto che vogliono scatenare la guerra civile in Europa, perché la maggior parte sono persone che si vogliono integrare, non aderiscono a Isis. Allora la strategia è il terrorismo, creare situazioni di tensione per provocare un domino di estremismi che porti poi i musulmani ad aderire. È un conflitto di civiltà, sanguinoso, fra di loro.

Ma se noi non reagiamo?
Ho una fiducia innata nella forza incommensurabile della democrazia. Il vero problema è quanto tempo ci vuole e cosa serve. Secondo me in Europa serve una grande coalizione: intesa, similitudine fra cittadini e forze dell'ordine. I cittadini devono sentirsi parte del sistema di difesa nazionale.

 
Maurizio Molinari: Jihad: Guerra all'Occidente
2015, Rizzoli
243 pagine, 15,30 euro


 
26 gennaio 2016
Centro Congressi Unione Industriale, via Vincenzo Vela 17
TORINO

Medio Oriente, Europa, Italia tra politica e giornalismo
Maurizio Molinari a colloquio con Massimo Gramellini 

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