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Il tempo sospeso dal Natale all'Epifania: Alexis Bétemps racconta la lunga tradizione dei regali

  • Scritto da Elena Meynet
Il tempo di Natale è forse quello più caro alle famiglie, perché si sta insieme, ci sono i regali, i bambini aspettano la neve, che ultimamente si fa desiderare fino all'ultimo. A sentire Alexis Bétemps, il periodo delle vacanze a cavallo del nuovo anno è come un continuo rinascere e ricominciare. «Sono tante le festività non solo cristiane ma anche pagane di questi giorni - spiega - E' tutta una rinascita: il Bambinello, il primo giorno dell'anno, l'arrivo dei Re Magi nel Presepe. Quasi ogni giorno è buono per scambiarsi regali». Proprio a queste settimane magiche è dedicata la sua ultima ricerca "Il tempo sospeso dal Natale all'Epifania: il ciclo dei 12 giorni in Valle d'Aosta e dintorni", racconto di aneddoti e tradizioni non solo alpine del periodo natalizio. «Questa volta la ricerca non è stata facile - spiega l'autore - Non si trattava di evocare la vita di un tempo negli alpeggi o l'uso delle erbe nella cura e l'alimentazione e il loro linguaggio simbolico, temi che fanno ormai parte del passato. Per quanto riguarda le feste di Natale, non è stato così semplice, perché esse non fanno ancora parte dei ricordi sedimentati: sono esperienza di ieri, di oggi e certo ancora di domani. Esse sono pienamente nella continuità».
Difficile far parlare spontaneamente gli intervistati, che sulle prime pare non abbiano niente di particolare da ricordare, ed è complesso anche ricostruire un bibliografia, che ha dovuto essere allargata a molti temi. «Era indispensabile raccontare la storia delle feste, la loro origine, la loro distribuzione ed evoluzione; i cambiamenti del calendario, dalla Preistoria ai giorni nostri, e la loro diffusione nelle nostre campagne - continua - Per esempio, anche se qualcuno fa risalire il termine Noël al gallico "nuovo sole" invece che al latino "natalis", in francoprovenzale si parla di "Tzalènde", e nei successivi 12 giorni di "fete di Tzalènde", con chiara assonanza con le calende, dal latino "calendas", vale a dire i primi giorni del mese e, per estensione, i primi giorni dell'anno. E' più che probabile che "Tzalènde" sia un fossile del tempo in cui in Natale propriamente detto coincideva con l'inizio del nuovo anno».
Quale però sia il giorno giusto per ricevere i regali dipende dal momento storico: «Ai nostri giorni - racconta Bétemps - i bambini aspettano Babbo Natale, secondo delle suggestioni incoraggiate dai media moderni; trenta - cinquant'anni fa, si aspettava il Bambin Gesù, molto più discreto, ma certo meno generoso; e i bambini di prima del 1950 ricevevano, il giorno dell'Epifania, in un calzino appeso pulitissimo o nei piccoli sabot, una manciata di castagne, qualche caramella e, nella migliore delle ipotesi, una cioccolata, doni, pare, dei Re. In linea di massima, il giorno dell'Epifania si ricevono i regali, non si va a chiederli, a gruppetti, di famiglia in famiglia, come le strenne». Insomma, ci sarebbero tutti i requisiti, per i grandi, per far ricominciare tutto in quasi ognuno dei dodici giorni di festa, mentre per i piccoli le occasioni per aspettare o chiedere regali proprio non mancano.
E' la tradizione che lo dice.

@il_trillo

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