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La storia come romanzo e avventura: Syracusa, terzo romanzo di Matteo Bruno

  • Scritto da Enrico Zoi
Lo scrittore Matteo BrunoMatteo Bruno, narratore perugino del segno del Leone: una laurea in Scienze Politiche, ma soprattutto una grande passione per la storia che lo ha condotto a scrivere romanzi di genere come Oro, Sole e Sangue, del 2014, menzione d'onore al Concorso di Poesia e Narrativa "Il Golfo" di La Spezia, e Dodici Città (2015), secondo premio l'anno successivo sempre nella città ligure, segnalato anche al Premio Firenze 2014.
Dove nasce la tua passione per i romanzi storici?
La mia passione per la scrittura nasce prima di tutto dalla lettura. Sembrerà banale, invece è stata proprio la grande quantità di libri letti a farmi mettere alla prova. Inizialmente non avevo nessuna pretesa, a poco a poco però ho visto che quello che “abbozzavo”, una volta sottoposto al giudizio di poche persone fidate, veniva apprezzato anche dalle più critiche, e questo mi ha indotto a proseguire con sempre maggiori stimoli. Certe volte sento la necessità di esprimere qualcosa, di raccontare un fatto, di “vivere” un certo contesto storico e allora so che è arrivato il momento di battere i tasti del computer. È dalla realtà infatti che parto, dal lavoro di ricerca sul periodo e sui protagonisti reali degli eventi che intendo narrare; solo in seguito imbastisco il tutto con i personaggi di fantasia e la trama da me ideata, fino a creare un tutt’uno indissolubile, in modo che quasi non sia più possibile distinguere realtà e immaginazione. Cerco di trasmettere passione: tutte quelle che scrivo, sono storie che mi sarebbe piaciuto leggere.

In particolare, perché hai scelto di narrare un periodo anziché un altro?
Tengo a precisare che amo definire i miei romanzi storici-avventurosi. Infatti, non nascondo che le battaglie, e più in generale le scene d’azione, siano il piatto forte dei miei scritti, le parti che più di tutte mi piace descrivere. Questo non significa però che io ceda al sensazionalismo tipico, ad esempio, di una certa cinematografia: per me il realismo di ogni scena è essenziale. Ho scelto i periodi da narrare in base ai miei gusti personali e al mio livello di conoscenza di determinati fatti. Pur essendo appassionato di storia in generale, ho ovviamente dei periodi che preferisco ad altri, il Medioevo, l’Ottocento e quello Antico su tutti. A proposito di quest’ultimo, sono affascinato soprattutto dagli etruschi, dai greci e dai popoli italici. Quello che cerco nelle mie ambientazioni è prima di tutto l’originalità, storie e contesti che siano meno noti di altri, ma non per questo meno interessanti. Dodici Città (2014) racconta la vicenda del lucumone Porsenna e della dodecapoli etrusca, un mix di realtà, leggenda e fantasia, in un mondo come quello dell’Italia centrale del 500 a. C. in cui il potere degli dei – o quello che i protagonisti ritenevano tale – permeava ogni cosa e influiva nelle decisioni quotidiane. Invece in Oro, Sole e Sangue (2013) ho voluto raccontare la poco nota avventura dei conquistadores di Hernan Cortés, che è un esempio di come un incredibile numero di coincidenze, unito alla spietata determinazione di un manipolo di uomini, abbia prodotto in appena due anni l’annientamento di un’intera e prospera civiltà.

Altri libri in cantiere?
Sono rimasto nel filone intrapreso con Dodici Città, tanto che a ottobre 2015, sempre per Leone Editore, uscirà Syracusa, un romanzo che narra dell’assedio di Siracusa da parte degli ateniesi, così come ce lo racconta lo storico Tucidide (che appare tra le pagine del libro). Immergermi nelle vicende della Guerra del Peloponneso, a livello personale è stato come fare un viaggio nel tempo a quando frequentavo il liceo classico: sensazioni ed emozioni che sono prepotentemente riemerse dal letargo della memoria.

Pensi che oggi si conosca abbastanza la storia?
Non vorrei apparire polemico, però secondo me in Italia non c’è ancora la consapevolezza che il nostro passato meriterebbe. Spesso i principali studiosi della nostra storia non sono italiani, e questo già di per sé la dice lunga. Negli ultimi anni, qualche miglioramento c’è stato, grazie anche al fiorire di feste e di eventi che intendono riportare alla luce qualche avvenimento storico, con rievocazioni, sfilate in abiti d’epoca, assaggi culinari o altro. Ecco, io credo che anche questo sia un modo per divulgare il nostro passato, e se può servire ad avvicinare o anche semplicemente ad incuriosire una parte di pubblico, allora ben venga. Il romanzo storico ha la stessa funzione: presentare un certo evento non secondo il linguaggio arido della storiografia, bensì attraverso i sentimenti di donne e di uomini, così da poter essere apprezzato anche da coloro che tra i banchi di scuola odiavano la materia!

Non credi che, oltre alla storia antica, si dovrebbero raccontare agli italiani, specialmente agli studenti, anche i fatti e gli eventi degli ultimi settant'anni, ignoti (o quasi) a molti?
Credo che le due cose possano benissimo coesistere. Io per mia scelta non mi occupo di politica né di fatti, per così dire, troppo recenti: sono un sentimentalista e per me la patina del tempo deve ammantare gli eventi, dando loro al contempo un certo fascino. Non si creda, comunque, che i fatti più antichi non abbiano implicazioni sul mondo di oggi. Faccio l’esempio della regione in cui vivo - l’Umbria -, nella quale ancora oggi si parlano due dialetti nettamente distinti a est e a ovest del Tevere, ossia tra le sponde che 2.500 anni fa segnavano il confine naturale tra umbri ed etruschi. Può essere un caso?

Matteo Bruno lettore: quanto e cosa leggi?
Dire che leggo un po’ di tutto è scontato, quindi dirò che preferisco la narrativa alla saggistica, pur apprezzando molto anche la seconda, specie quella storica (sono ripetitivo, lo so!). Non saprei dire quanti libri all’anno leggo, certamente però a decine dato che sul mio comodino un buon libro non manca mai, e prima di dormire aprirlo è di regola. I miei autori preferiti sono veramente molti quindi mi limiterò a citare quelli del genere cui faccio riferimento: l’inglese Bernard Corwell, Valerio Massimo Manfredi, Alessandro Barbero e Massimiliano Colombo.

Hai un sogno nel cassetto?
Sì, che un giorno il telefono squilli e che, all’altro capo, Steven Spielberg, Jerry Bruckheimer o un altro loro collega di Hollywood mi dicano che vogliono fare un kolossal con una delle mie storie! Scherzo, ma non troppo, d’altra parte i miei lettori mi dicono che ho un taglio filmico, e parliamo di sogni, no?

Qui il trailer di Dodici Città.

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