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Cast giovane e il fascino del male: se è in rete, Giuseppe Ferlito lo chiama Infernet

  • Scritto da Enrico Zoi
Giuseppe Ferlito durante le riprese di 'Infernet'"Infernet": sta tra il gioco di parole e la sciarada enigmistica il titolo del nuovo film di Giuseppe Ferlito ("Femmina", "L'affarista"), che sarà presentato in prima nazionale il prossimo 14 novembre a Verona. Il lungometraggio racconta di come le insidie della Rete possano soffiare sul fuoco della malvagità umana ed alimentarla.
Cosa vuol dire "Infernet"? L'inferno di Internet?
Il titolo è un programma: si capiscono subito le implicazioni. Questo film nasce da un'idea di Roberto Farnesi, che ho diretto in "Femmina", ha seguito la mia scuola e fatto tanti lavori con me. Un anno fa mi portò un suo soggetto, una sorta di trattamento: mi piacque subito. Scritta la sceneggiatura, che alla fine fu un parto tortuoso, con ben sette o otto versioni, e tramite lui siamo entrati in contatto con il produttore veronese Michele Calì, con cui Roberto aveva già lavorato in "Un angelo all'inferno", il quale si è appassionato al progetto e l'ha finanziato. Il tema è sconfinato: con Internet, parli di una tecnologia che ha rivoluzionato il nostro modo di pensare e di essere, l'economia, la "new economy", la politica, come la "Primavera araba", i rapporti umani. E non ha ancora finito! E' un tema talmente vasto che se ne possono realizzare tanti film, un po' come il Vietnam qualche anno fa.

Tu su cosa hai puntato in questo ventaglio di possibilità?
Sull'aspetto più malefico e pernicioso: il male che si annida nella Rete e può intrappolare chi non è sveglio. "Infernet" parla delle trappole, dell'uso distorto del Web, mezzo meraviglioso ma con insidie, del male invisibile, di persone che scopri diverse, come se si fossero trasformate. Ciò che sembra rassicurante può diventare molto negativo: i personaggi del film si trovano all'interno di un meccanismo che li imprigiona e li conduce verso un destino tragico. La storia è corale e le vicende si intersecano: a livello drammaturgico, ho costruito un film con lo stesso sistema con cui funziona la Rete, mezzo potente e democratico che, nelle mani delle persone sbagliate, diventa un'arma. La domanda resta: è un'arma il mezzo o chi lo manipola? "Infernet" è un film sulla malvagità dell'uomo, un'indagine, un percorso verso uno spazio inesplorato, quello dell'essere umano che non perde mai occasione di mostrare la propria crudeltà: cambiano i mezzi, ma l'uomo resta crudele. Adesso ha in mano l'arma bivalente della rete, di cui nel film si mostra il bene e il male, luci e ombre: "Infernet" si concentra sul lato negativo, prodotto dall'uomo, con la sua inclinazione al male.

Al di là del film, tu pensi che il Web abbia più luci o più ombre?
Più luci. Io sono per le novità, l'evoluzione, la scienza al servizio della società. E ragiono anche dal punto di vista cinematografico: il digitale ci ha messo nelle condizioni di realizzare l'ultramodernità con grande semplicità. Con la pellicola non era così, ci volevano tanti soldi. Ora con il computer si fanno montaggi molto veloci e si ottengono effetti solo vent'anni fa impensabili. Anche la rapidità di informazione della rete è un'altra "luce". Tutte cose che si ritrovano nel film, perché è vero che c'è il male, ma l'uomo lo deve combattere. E c'è una fetta sana della nostra società che sa come cautelarsi.

Cast di attori giovani?
L'asse portante della storia, l'anima sono i ragazzi, i liceali, anche minorenni quindi. Poi ci sono i personaggi, che rappresentano tutte le età, tranne le generazioni più anziane. Il protagonista è un sacerdote, interpretato da Remo Girone. Poi abbiamo il ludopatico Ricky Tognazzi e la moglie Daniela Poggi, Roberto Farnesi in un ruolo quasi autobiografico dal punto di vista della professione, e poi Andrea Montovoli, dall'ultima "Isola dei famosi", Katia Ricciarelli, Massimo Olcese, Laura Adriani, Elisabetta Pellini, e poi, come sempre, dulcis in fundo, i ragazzi della mia scuola di cinema "Immagina": Viorel Mitu, Leonardo Borgognoni, Daria Mazzocchio, Martina Marotta e tanti altri.

Cosa ti aspetti da questo film?
Ormai non sono più un ragazzino, ma la cosa più bella dell'uomo è che riesce sempre a sognare. Prima c'erano i miei genitori e mi aspettavo di realizzare qualcosa per conquistare loro, ora non ci sono più e voglio conquistare mia figlia. Cerco di dare un senso alle cose che faccio e mi attendo sempre cose positive. E' il sogno che abbiamo nel cassetto. Siamo cineasti, artisti, e viviamo in funzione del successo, che per me non significa incassare chi sa quanti milioni, ma la visibilità. A me piace che una mia opera sia vista: lì c'è la mia filosofia di vita. Posso girare un film su qualsiasi argomento, tanto ci sarà sempre la mia visione delle cose.

@il_trillo

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