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Doppi turni per Rocco Schiavone, il protagonista dei romanzi di Antonio Manzini, che si appresta a debuttare sul piccolo schermo

  • Scritto da Elena Meynet

Antonio ManziniAntonio Manzini costringe ai "doppi turni" il vice questore Rocco Schiavone, protagonista dei suoi romanzi ambientati in Valle d'Aosta, gli ultimi due a brevissima distanza. O meglio: Schiavone è "di stanza" ad Aosta per punizione, ma il suo cuore è sempre nella "sua" Roma, che decanta al fidato Italo Pierron. Ci sono diverse sbavature in "Era di maggio", quarto episodio che Manzini presenta alla biblioteca di Aosta giovedì 20 agosto alle ore 21, ma calzano bene su questo personaggio che non si adatta e sacrifica quasi una decina di scarpe "Clarks" alla neve che si ostina a cadere anche a maggio: «ce n'è anche in questi giorni, vero?», chiede lo scrittore, prima di partire alla volta del capoluogo regionale.

Manzini ama la Valle e le sue montagne, Schiavone la odia. Il clima torna forte, assieme ad un fil rouge malavitoso, sia in "Non era stagione" che nell'ultimo "Era di maggio", quasi da leggere in un solo fiato: «io lo spero, ma anche no, mi piacerebbe che quest'ultimo libro possa essere autonomo, anche se riprende il finale del precedente». Certo, ora che si prepara una fiction, il parallelo con il "maestro" Andrea Camilleri si fa pressante: «se Rocco Schiavone sia il "Montalbano delle Alpi" non lo so - continua lo scrittore - anche perché Montalbano è irraggiungibile e quindi questo lo considero un complimento. Io non lo so quanti romanzi aveva scritto Andrea prima del debutto televisivo. Di fare un film o una fiction con le storie di Schiavone se ne parlava già due romanzi fa, è vero. In Valle d'Aosta saliranno quelli che devono girare e spero proprio che vengano, e questo dipende anche dai rapporti che si riescono a creare con la Regione. Sono questioni di produzione delle quali non mi occupo, una volta che io consegno la sceneggiatura, il resto non mi riguarda più».
Un po' per volta il protagonista si svela, ma nel quarto episodio si allontana spesso e viaggia anche in giornata in giro per l'Italia: «l'aria di montagna sicuramente porta meglio dell'aria "de Roma"».

Cosa è successo a Rocco Schiavone tra "Non è stagione" ed "Era di maggio"? «Nel terzo romanzo è molto schietto anche nel linguaggio - spiega Manzini - forse perché quel bubbone che è esploso era quello che dava più fastidio a Rocco, poi c'è stato il lutto dell'amica perduta e lui, invece di rispondere aggressivamente, lo ha fatto con la depressione. Chissà se anche quello ha portato un differente percorso al romanzo perché il suo umore cambia anche un pochino i libri». Anche la storia con Marina, la moglie morta, si chiarisce finché la sua presenza eterea non comincia a svanire.
Il vice questore è per il suo autore una presenza altrettanto costante? «Schiavone è presente a casa miama deve stare lontano dal mio letto (dato che l'amica Adele è stata assassinata in quello di lui, che la ospitava, n.d.r.), anche se ormai vive con noi. La malavita organizzata è sempre presente, magari ci stanno anche leggendo proprio ora», scherza.

Fra tragedie, scatti di buonismo e ciniche confessioni Rocco Schiavone si svela, un po' nei battibecchi con il giudice Baldi, un po' con il fidato anatomopatologo Fumagalli: «i segreti prima o poi vanno svelati - confida Antonio Manzini a iltrillodeldiavolo - ormai comincia a diventare un libro aperto, si iniziano a sapere un sacco di su cose di lui, c'è poco da andare ancora a scavare. Ne ha combinate tante, ma tutte non si sanno, si comincia ad intuire che è successa una cosa grave, riferita alla moglie, la racconta proprio. Nell'ultimo libro va spesso fuori Valle, deve acchiappare un "figlio di buona donna", ma io di Aosta non mi sono stufato, anzi!».
E il potere dello scrittore arriva a far abbassare, solo nel romanzo però, gli affitti nel centro di Aosta: «la casa dove abita, in via Croix de Ville, a me piace tanto, gli abbiamo trovato un alloggio che costa poco però è bellissimo ed esiste veramente, ma ne parleremo poi».

@il_trillo

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