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Irene Grandi all'ombra del Cervino racconta Un vento senza nome

  • Scritto da Elena Meynet
Irene Grandi conosce bene la Valtournenche, in Valle d'Aosta, chissà quante volte ha passeggiato attorno al Lago Blu, a pochi chilometri da Cervinia, dove domenica 19 luglio ha portato i suoi successi in "Musicastelle outdoor", la rassegna estiva dell'Office du tourisme. Così non si è scomposta quando l'orario del concerto è stato anticipato, poi quando si è dovuta aspettare la fine del temporalone. Il pubblico già cantava durante le prove, il tempo di ripararsi un momento e poi, appena le nuvole si diradano, tutti di nuovo nel prato a far musica. «Il Cervino si vede, grazie Cervino! Incominciamo e la canzone è Fuori», singolo del 1994 che dà il via al concerto pomeridiano. Che siano le sue sonorità o la forza delle sue canzoni, attinte a tutto il repertorio, fino all'ultimo album "Un vento senza nome", è la sua voce duttile e potente a segnare un fitto dialogo con il pubblico, attraverso i suoi testi: «Me ne rendo conto anch'io, a volte sto camminando in incognito - racconta -  poi magari parlo e le persone aguzzano le orecchie e mi riconoscono dalla voce "tu hai una voce che io ricordo". In effetti ho avuto un dono e per fortuna me ne sono accorta, fin da molto piccola ho cominciato a cantare, recitare, condividere la mia voce con gli altri».
Il lavoro in studio, i concerti, la portano ad esperienze diverse fra loro, come quella, piaciuta molto, delle cover di canzoni di Natale nel 2008 o l'ultima, più recente, con il pianista Stefano Bollani: «Ho fatto tanti progetti perché non mi è mai piaciuto fermarmi ad una sola Irene - ci spiega prima di salire sul palco al Lago Blu - magari quella della grinta, quella dell'introspezione che magari mi appartiene di più adesso che sono più grande, magari anche del velluto di questa voce che ho sperimentato di più con Stefano Bollani».
Seguire le sue canzoni, mentre il cielo si apre e il Cervino le fa da sfondo, fa pensare che Irene, come nella fiaba del "Pifferaio magico", canti con l'intenzione di portarci da qualche parte, una sensazione ancora più forte se si guardano i titoli di "Un vento senza nome", con il secondo singolo "Casomai" e ancora "Un'alternativa" o "Settimo cielo" e "Roba bella". In effetti da qualche parte ci vuole condurre, in un percorso che la sta facendo crescere, senza perdere nulla della prima naturalezza, ma sul gioco sofisticato delle sfumature della voce: «Cambiando dentro cambia anche il mondo che ti circonda: questo è un po' il filo conduttore di questo album che invita a cercare di trovare il sé, quella parte di noi che vada un po' al di là di quello che ci siamo sempre aspettati da noi, di quello che le persone vorrebbero che si fosse, di quello che la cultura o la nostra educazione ci ha fatto diventare e di trovare invece quelle cose che nel cuore ti fanno sentire più autentico, più reale con te stesso, e da lì ripartire per avere anche delle nuove aspirazioni, nuovi desideri, una nuova coscienza di sé che, secondo me, è molto interessante, perché più si cerca di essere sinceri con se stessi più davvero gli stimoli intorno, le cose attorno a te cambiano e riesci a fare quello che non ti saresti aspettato».

19 luglio 2015, ore 15
Musicastelle Outdoor
Lago Blu 
VALTOURNENCHE (AO)

@il_trillo

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