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Tra Sciamanesimo e filosofia a Palazzo Strozzi (Firenze) per L'Avanguardia russa, la Siberia e l'Oriente

  • Scritto da Cecilia Barbieri

Firenze allarga gli orizzonti del pensiero artistico tra la fine del secolo e gli inizi del ’900 con la mostra L'Avanguardia russa, la Siberia e l'Oriente, a Palazzo Strozzi fino al 19 gennaio 2014, per scoprire come e perché artisti e intellettuali dell’Avanguardia russa subissero l’influenza di spiritualità, antropologia, filosofia e sciamanesimo. Un nuovo e composito tracciato per la cultura figurativa di questa parte del mondo, ad interpretare la complessa relazione tra l’arte russa e l’Oriente, attraverso le tendenze più innovatrici negli anni immediatamente precedenti alla rivoluzione bolscevica del 1917.

Centotrenta opere mai viste in Italia, suddivise in un percorso articolato in 11 sezioni, di artisti molto noti come Wassily Kandinsky, Kazimir Malevič, Natal’ja Gončarova, Michail Larionov, Léon Bakst, Alexandre Benois, Pavel Filonov, che influenzarono lo sviluppo dell’arte moderna ormai un secolo fa. Una rassegna che mette in relazione gli esponenti principali dell’Avanguardia russa con altri artisti dell’epoca, altrettanto significativi, ma forse meno noti, come Nikolai Kalmakov, Sergej Konenkov e Vasilij Vatagin, la maggior parte delle cui opere sono esposte in occidente per la prima volta.
Le figure ispirate al Neolitico, come la Kammennaja baba, la scultura in pietra della prima sala, dipinti emblematici dell’Avanguardia russa come Macchia nera di Kandisky, Cerchio nero di Malevič, e Il vuoto della Goncarova, e ancora dipinti e acquerelli che evocano rituali sciamanici, stampe e incisioni cinesi e giapponesi, sono il corpus di una mostra suggestiva e dall’approccio innovativo, curata da John E. Bowlt, Nicoletta Misler e Evgenia Petrova.
«L’obiettivo - spiegano i curatori - è quello di dimostrare, per la prima volta, come gli straordinari movimenti artistici che hanno caratterizzato la cultura russa tra fine Ottocento e inizio Novecento siano stati condizionati non solo da quella ventata di novità che stava segnando, nello stesso periodo, l’Europa occidentale, ma anche, e soprattutto, da uno sguardo rivolto all’est, a un Oriente rappresentato da Siberia e Mongolia, ma anche Cina e Giappone».
Tendenze nuove riconducibili al simbolismo, al cubofuturismo, ma anche al suprematismo e al costruttivismo, che contribuirono a un ricco dibattito culturale, che lasciò un segno profondo e permanente sulle teorie estetiche del tempo, come sulle opere realizzate in quel periodo. Una mostra densa di significati, che ha diverse chiavi di lettura, come per esempio quello non secondario delle donne nell’Avanguardia, un «fenomeno nel fenomeno», come si legge del resto in uno degli scritti della Goncarova esponente con Alisa Poret e Vera Cheblnikova della visione femminile dell’arte russa, «Le nostre aspirazioni sono rivolte all’Oriente e noi dirigiamo la nostra attenzione verso l’arte nazionale».
«Si tratta di una rivalutazione generale – concludono i curatori – di un intero settore della cultura visiva russa a noi quasi sconosciuto. Questa mostra vuole ribaltare quello che fino ad oggi si era pensato, proponendo un diverso approccio, una corrispondenza tra arte russa e Oriente, un “Orientalismo russo” parallelo a quello europeo».

@il_trillo

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