A+ A A-

Marylin: la mostra sul mito Monroe al Museo Ferragamo di Firenze

  • Scritto da Enrico Zoi

Si chiama semplicemente Marilyn la nuova mostra inaugurata il 20 giugno al Museo Salvatore Ferragamo di Firenze per celebrare il cinquantesimo anniversario della morte di Marilyn Monroe. D'altronde, che dire di più? In quel nome è racchiusa un'epoca, una mitologia, un luogo della memoria e dell'immaginario che supera gli stessi confini della vita umana, travalica nella leggenda e, più forte di un potente anestetico, quasi non ci consente di soffrire dell'umano e necessario dolore che dovremmo provare di fronte al dramma della (ancora) misteriosa scomparsa della diva.

Si accede al preambolo dell'esposizione visitabile fino al 28 gennaio, che completa la trilogia delle dive, dopo Audrey Hepburn e Greta Garbo, e già la poesia di Marilyn, Venere degli Spostati che sensualmente volteggia intorno a un albero, ci conquista e ci invita ad entrare nel suo mondo, un universo al quale hanno certo contribuito i décolleté tacco 11 creati appositamente per lei da Salvatore Ferragamo.
Entriamo in una saletta, i cui pannelli laterali sembrano rimandare a un ottagono massonico, ma che si rivela poi una caleidoscopica giostra di ricordi della donna più fotografata del ventesimo secolo, vero avatar femminile dell'american dream: al centro un'atomica verticale tutta scaglie catarifrangenti puntata verso il basso ruota in senso antiorario (l'atomica Rita Hayworth cede il passo all'atomica Monroe); ai lati della volutamente incerta figura geometrica stanno documenti affascinanti della vita di Marilyn.
C'è il contratto originale del 1953, quindi con la sua firma!, di promozione de Gli uomini preferiscono le bionde, ci sono frasi della diva (mai banali, né scontate) e tante, tante foto dai suoi film (Fermata d'autobus, Giungla d'asfalto, A qualcuno piace caldo, Quando la moglie è in vacanza, Facciamo l'amore) e da alcuni dei backstage. Altre immagini testimoniano quanto l'attrice precorresse spesso anche la moda, ad esempio indossando fin dai tempi della scuola pullover attillati. E poi vediamo Marilyn all'Actor's Studio o con Karen Blixen, alla prima di Follie dell'anno o al telefono negli uffici della Warner Bros, insieme a Marlene Dietrich o al suo matrimonio del 1942, quando ancora si faceva chiamare con il suo vero nome, Norma Jeane Mortenson, con Jim Dougherty. Anche la sua agenda del 1961 con la pagina dell'appuntamento con Ferragamo e gli ordini per le scarpe.
Bello è pure inseguire la teoria delle copertine dei rotocalchi: Playboy, Gente, Abc, Epoca, Le Ore, Il Musichiere, Panorama, Life, Paris Match.
Avvolgente la sezione dedicata al confronto delle immagini di Marilyn con le grandi opere d'arte: la foto del 1953 per Come sposare un milionario che rimanda alla posa della Leda e il cigno di Leonardo Da Vinci; la sovrapposizione della Nascita di Venere di Sandro Botticelli alla star raffigurata sulla riva del mare; la foto nuda di Playboy, per la quale rischiò la carriera, che ricorda la secentesca Maddalena penitente attribuita a Francesco Furini.
Di fronte a tale teoria stereofonica tra l'arte del passato e la contemporaneità dell'attrice, si snoda la classica sequenza di foto accompagnate, in basso, dalla carrellata delle scarpe, sempre presente nelle mostre del Museo Ferragamo.
Come un film che prelude, passando per l'interpretazione che di lei dette Andy Warhol, ad alcuni struggenti filmati: l'antologia delle interviste a Marilyn, il video del compleanno del Presidente John Kennedy in cui la diva intona per lui Happy Birthday, accompagnato, come didascalia, dalla poesia che Mario Luzi dedicò al loro rapporto e dalla copia dell'abito indossato per l'occasione, e infine l'episodio pasoliniano de La rabbia, in cui Giorgio Bassani legge la poesia scritta per lei dallo stesso Pier Paolo Pasolini. È il preludio alla gelida ricostruzione del letto di morte della Monroe.
Ma il gran finale della sala 8, Marilyn tra cinema e arte, è un'esplosione di vita: un filmato di montaggio, autentico florilegio di scene indimenticabili; i copioni di pellicole quali A qualcuno piace caldo, Quando la moglie è in vacanza o Il principe e la ballerina; scarpe e vestiti che rimandano alle immagini proiettate sullo sfondo; la Marilyn ritratta da Mimmo Rotella e quella di Silvano Campeggi, uno dei più grandi cartellonisti cinematografici di tutti i tempi, il quale ha pure in corso fino al 13 ottobre alla Galleria Varart di Firenze una mostra a lei dedicata e intitolata Maestro, do I need to get undressed?, la frase che l'attrice gli rivolse quando lo incontrò per posare per il manifesto del Principe e la ballerina.
A questo punto fate conto che non vi abbiamo detto niente. La mostra Marilyn al Museo Ferragamo è da sindrome di Stendhal, per cui anche la descrizione più particolareggiata non le rende giustizia. Da vedere, ricordando che, oltre le immagini di copertina o del grande schermo, Marilyn è una donna bella, intelligente e spiritosa che è diventata mito, non un'astratta figura mitologica in forma di donna.

dal 20 giugno 2012 al 28 gennaio 2013
Museo Salvatore Ferragamo, Via Tornabuoni 2
FIRENZE

Marilyn

Informazioni.

@il_trillo

per scrivere a iltrillo.eu invia una mail a info@iltrillo.eu o contattaci sui nostri profili "Twitter""Facebook".