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​In Pakistan dal Salento per creare un sistema pedagogico per l'infanzia

  • Scritto da Elena Meynet
Del Gottardo, Nicolai, PateraTutto parte dall'incontro fra uno "spin off", EspèrO dell'Università del Salento, e la richiesta proveniente da Islamabad di una nuova didattica per bambini da due a sei anni. In Pakistan, alla Fondazione Pathargarh Rockville Group Foundation (PRGF), c'è Elena Nicolai, ricercatrice italiana che, partita come volontaria, è diventata "academical advisor" sulle vette dell'Himalaya e dopo un anno ha avuto la possibiltà di lavorare nella capitale.  «Cercavamo un modello per riorganizzare la didattica pakistana, partendo da sovvenzioni private - racconta - così abbiamo lanciato una richiesta a livello internazionale. Sono arrivate molte proposte, tanti preventivi americani o britannici, ma non sono stati valutati positivamente, non prevedevano l'alternativa che ora abbiamo. E' una scelta audace, fuori dalle leggi del business, e prevede una forte libertà pedagogica. Si tratterà di cercare partenariati forti».
La proposta innovativa viene quindi dal Salento e dalle idee dei due ricercatori Ezio Del Gottardo e Salvatore Patera: «Partiamo dalla fase prescolare, costruendo il curriculo della proposta formativa e il syllabus - spiega Del Gottardo - seguendo quattro aree di sviluppo: biodiversità, che comprende giardino, orto, animali, e poi educazione musicale, movimento corporeo, multilinguismo. Tutto passa attraverso l'apprendimento esperienziale: interpretiamo l'apprendimento come atto emotivo e sociale». 
I ricercatori sono già stati in Pakistan diverse volte, a partire da maggio, quando hanno effettuato l'analisi dei bisogni, valutando il contesto ed i vincoli presenti, e poi ad agosto per la seconda fase, la formazione degli educatori, in tempo per l'inizio delle attività scolastiche. A dicembre i risultati di questo primo approccio saranno raccolti in un libro. «E' bello trovarsi a lavorare in una struttura, ad Islamabad, che proprio loro hanno voluto chiamare "La casa"» continua il ricercatore. «Non si tratta di colonialismo culturale - tiene a specificare Del Gottardo - ma di una esigenza nata da loro, in un dialogo costante per creare un modello che rispetti il loro contesto. E' la prima volta che accade: ci siamo messi a lavorare su ciò che ci univa. Si trova sempre la possibilità di dialogare e lavorare».

@il_trillo

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