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Venezia: riaperto il Palazzo Reale di Sissi, con la memoria che va a Romy Schneider

  • Scritto da Enrico Zoi

10 luglio 2012: dopo più di un secolo di purgatorio, riapre a Venezia Palazzo Reale (detto anche Ala Napoleonica o Procuratie Nuovissime), edificato nel 1807 sotto la dominazione di Bonaparte, a seguito della demolizione della chiesa di San Geminiano. È lì che nel 1856 alloggiano gli imperatori Elisabetta di Wittelsbach (Sissi), Principessa di Baviera, e Francesco Giuseppe d‘Austria (Franzi), in visita ufficiale nella città lagunare. Per la precisione, a essere inaugurate sono state proprio le nove sale riservate alla sovrana negli Appartamenti Imperiali d’Austria dell'edificio, a conclusione di un impegnativo restauro, grazie al quale sono stati riportati a nuova vita i magnifici affreschi, stucchi e marmorini, camini, porte, infissi, pavimenti e arredi. Se la proprietà del complesso è demaniale, il restauro è stato promosso e sostenuto dai mecenati d'Oltralpe del Comité Français pour la Sauvegarde de Venise, presieduto da Jérôme-François Zieseniss, sotto l’egida della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto, con la direzione dei lavori, dal 2009, della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna. In tutto un investimento di 2 milioni e mezzo di euro.
L'intera operazione è stata resa possibile grazie al coordinamento e all'intervento finanziario, per alcune rilevanti opere integrative, della Fondazione Musei Civici di Venezia, che gestisce le sale all'interno del percorso di visita del Museo Correr. Il restauro ha riportato in vita i decori di Giuseppe Borsato, gli ornati di Giovanni Rossi, gli stucchi dorati. Nelle sale sono state collocate nuove tappezzerie, fedeli alle originarie, appositamente realizzate e donate, come i tessuti dei tendaggi, da Rubelli (Venezia). Per creare, come si dice, l'atmosfera sono stati pure inseriti preziosi arredi dell’età napoleonica e in perfetto stile Impero, fra i quali spicca il letto da riposo del Viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais.
L'inaugurazione degli Appartamenti Imperiali d’Austria di Venezia ha però un risvolto di fascino in più, un valore aggiunto rispetto all'evento puramente artistico e storico: le arriva dal cinema e da un'attrice dalla bellezza solare che purtroppo non c'è più da trent'anni. A svelare il facile mistero basterà ricordare che la Principessa di Baviera Elisabetta di Wittelsbach è universalmente nota come Sissi e per tutti ha il volto di Romy Schneider. Tre i film in cui l'attrice viennese impersona la giovane e anticonformista imperatrice d'Austria, una miniserie dal duraturo successo, da anni proposta e riproposta con largo consenso di pubblico nelle varie televisioni: La principessa Sissi (1955), Sissi, la giovane imperatrice (1956), Sissi - Il destino di un'imperatrice (1957), tutti diretti da Ernst Marischka.
Tre pellicole una più ingenua dell'altra, come solo il cinema degli anni passati sa essere, ma che, come coinvolgimento e simpatia, pongono la Schneider ben al di sopra di quante, peraltro solo sul piccolo schermo, hanno affrontato il personaggio di Sissi dopo di lei, ovvero l'algida americana Arielle Dombasle (Sissi, l'imperatrice ribelle, 2004, di Jean-Daniel Verhaeghe) e l'esile bambolina italiana Cristiana Capotondi (Sissi, 2009, di Xaver Schwarzenberger).
Sissi è Romy Schneider, probabilmente lo sarà per sempre, anche perché la bella attrice torna sul personaggio di Elisabetta di Baviera, sebbene in una maniera assai differente, in Ludwig (Luchino Visconti, 1973). Romy Schneider è tanto affascinante, quanto sfortunata. La sua vita è percorsa da amori da prima pagina, come quello con Alain Delon, cui seguono due matrimoni falliti, e da depressione e alcolismo, da grandi film (La piscina, 1968, di Jacques Deray; La Califfa, 1970, di Alberto Bevilacqua; il citato Ludwig; La morte in diretta, 1979, di Bertrand Tavernier; Fantasma d'amore, 1980, di Dino Risi) e da tragedie familiari, come la morte del figlio quattordicenne, David.
Accanto alle drammatiche ombre della sua breve vita, della Schneider, morta a soli 44 anni il 29 maggio 1982 (infarto? suicidio?), restano vive e sempre vibranti la luce del suo volto e la forza del suo talento.

@il_trillo

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