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Il latino? Non è morto, la Chiesa lo rilancia e neanche il cinema l'aveva dimenticato

  • Scritto da Enrico Zoi

La resurrezione del latino? Sembrerebbe di sì. Nelle ultime settimane ci sono stati alcuni convegni ufficiali che ne hanno rilanciato l'importanza e la Chiesa, ricordando che la Messa in latino non è mai stata cancellata dal Concilio Vaticano II, annuncia che nei seminari si tornerà a studiare la lingua di Cesare e di Cicerone, proprio come avveniva una volta. Del resto, il latino proprio defunto non lo è mai stato: usato talvolta da sacerdoti di diverse nazionalità come lingua di comunicazione al posto dei gesti o dell'esperanto, anche il cinema se n'è di tanto in tanto servito. Non come l'inglese o il turpiloquio, ma qualche esempio si può portare.
La pole position spetta al grande Totò del Monaco di Monza (Sergio Corbucci, 1963), affiancato da Erminio Macario (“Ora pro nobis, Doris Duranti, Ora pro nobis, Maria Denis, Ora pro nobis, Sophia Loren, Ora pro nobis, Anna Maria Pierangeli, Ora pro nobis, Brigitte Lolorum, Ora pro nobis, Tony Curtis, Ora pro nobis, Cürd Jurgens, Ora pro nobis, Brigitte Bardot”), dove entrano nella famiglia del latino, per giunta ecclesiastico e di preghiera, i nomi di alcuni attori e attrici dell'epoca. Geniale.
Nel 2004, Mel Gibson osa quasi l'impossibile proponendo al mondo il suo The Passion, interamente girato in latino e aramaico, le lingue del tempo, e sottotitolato con quelle attuali. Una scelta coraggiosa, che, unita alla violenza della pellicola, ebbe il suo indubbio impatto sul pubblico e sulla critica. La consulenza linguistica fu opera del gesuita statunitense William Fulco. Filologico.
E se De reditu (Il ritorno) (Claudio Bondì, 2003), ispirato all'incompiuto poemetto latino De reditu suo, di Rutilio Namaziano, doveva essere girato in latino e non lo è stato, nel 1976 Derek Jarman esordisce nella regia (insieme a Paul Humfress) con il provocatorio Sebastiàne, interamente in latino, tratto da una versione apocrifa della vita di San Sebastiano, in circolazione solamente dai primi del '900 (e dal dannunziano Martyre de Saint Sébastien), ma diffusissima nella comunità gay. Anticonformista.
E per (non) finire una breve, certo incompleta raffica di titoli in latino: Mater! (Ubaldo Pittei, 1913), ben quattro Alma Mater (Enrico Guazzoni, 1915; Rolf Hädrich, 1969; Hans Canosa, 2002; Àlvaro Buela, 2004), Spartacus (Stanley Kubrick, 1960), Fellini Satirycon (Federico Fellini, 1969), Mater (Ljiljana Jojic, 1976; Xesc Cabot e Pep Garrido, 2001), Imago Mortis (Stefano Bessoni, 2009), Habemus Papam (Nanni Moretti, 2011), Pater (Alain Cavalier, 2011).
Anche in latino, film ad infinitum!

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